Piero Sadun

Piero Sadun nasce a Siena l’11 novembre 1919. Fin dall’infanzia, la sua intelligenza vivacissima e fantasiosa si manifesta e si esprime nel disegno. Da giovanissimo è attirato dal mondo degli artisti senesi; frequenta i corsi serali all'Istituto d'Arte di Siena e lo studio del pittore Umberto Giunti.

Piero Sadun Pittore Piero Sadun Pittore Piero Sadun Pittore

Nel 1938,

la dittatura fascista gli impedisce di completare gli studi. Sadun è ebreo ed a causa delle leggi razziali, non può più frequentare il liceo classico E.S. Piccolomini e deve prepararsi privatamente per la III liceo.
Ottenuta la maturità, va a Firenze per seguire, da privato, le lezioni di pittura nello studio di Primo Conti; dopo qualche mese, tuttavia, Conti lo informa che per lui, pittore ufficiale del regime, è pericoloso dare lezioni ad un ebreo.
È allora il pittore Memo Vagaggini ad accoglierlo nel suo studio, sempre a Firenze.
Ma Sadun, ormai, è insofferente a qualsiasi insegnamento: vuole solo dipingere.
Tornato a Siena, prende uno studio in via Diacceto, che presto si riempie di amici, molti dei quali sarebbero diventati nomi illustri della cultura italiana: con la sua intelligenza effervescente, Sadun è una calamita per gli ingegni che attendono di sbocciare e un polo d’attrazione nella quiete sonnolente della provincia.
Tra il 1940 e il 1941 viene invitato dal professor Mario Bracci ad affrescare alcune pareti nell’ex-Certosa di Pontignano.
È sempre in questo periodo che si consolida l’amicizia con Cesare Brandi che resterà un’amicizia luminosa e duratura.
Gli affreschi di Pontignano, così come quello nella casa di famiglia, riproducono vedute della campagna senese in autunno.
Nel 1940 illustra un poemetto in prosa di M. Verdone “La città dell’uomo” :è una visione tragica e amara di Siena, in cui l’oscuramento bellico è una metafora della dittatura.
Se le immagini allungate ricordano Modigliani, le strade di Siena raffigurate da Sadun evocano Ottone Rosai, mentre, ancora, le figure paiono burattini, le spalle ricadenti sotto il peso di qualche angoscia o pena, che esprimono il dramma della vita proprio come i tetti o i vicoli.
Per conferire un effetto ancora più drammatico, Sadun sparge con il dito l’inchiostro di china, verdastro o color seppia, sulle superfici lisce.
Tutte le opere dal 1940 fino alla fine della guerra, per sfuggire alle leggi razziali, saranno firmate da Sadun con lo pseudonimo“T.Duna”.

Il 22 novembre 1943,

scampato ai rastrellamenti degli ebrei senesi e aiutato nella fuga da Don Luigi Rosadini, si unisce ai partigiani ed entra a far parte del Battaglione della XXIII Brigata “Arezzo”, guidata da Siro Rosseti. Il 3 luglio 1944, Siena viene liberata dalle truppe alleate: Piero Sadun può riunirsi alla famiglia e– nell’ottobre di quell’anno , con gli amici di sempre – Verdone, Gabriella Drudi, lo scultore Raffaello Salimbeni apre un negozio sulla via principale della città, dove vende oggetti usati di ogni tipo.
Agli inizi del 1945, Sadun lascia lo studio di via Diacceto e si trasferisce a Roma, dove ritrova Cesare Brandi e consolida l’amicizia con Giovanni Stradone e Toti Scialoja, con i quali organizza la prima mostra delle sue opere. Del 1947 è una nuova mostra con Stradone e Scialoja ai quali si unisce Arnoldo Ciarrocchi; dello stesso anno, una mostra alla Galleria del Fiore a Firenze, ancora insieme a Stradone, Scialoja e allo scultore Giovanni Salimbeni.
Nel 1948, Sadun vince il primo premio al Concorso Nazionale di Pittura bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione, che lo porta ad una cattedra al Liceo Artistico di Roma per i due anni successivi. Dopo un soggiorno di due mesi in Francia, dove nel 1950 ha vinto una borsa di studio del governo di Parigi, rientra in Italia e partecipa alla X Biennale di Arti Figurative di Venezia. Sempre nel 1950, su incarico del coreografo Aurel Millos, realizza scene a costumi per il balletto Il figliuol prodigo, su musica di Prokofiev, allestito al Teatro dell’Opera di Roma.
Ancora nel 1950, vince il primo premio per un cartellone turistico, mentre nel ’51 vince il Premio Borletti a Milano. Per i due anni seguenti insegna Storia del Costume al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, affrescando la parete dietro l’altare della cappella del CSC. Dopo la mostra alla Galleria il Pincio di Roma (1953), vince il concorso come docente di Arti Figurative all’Istituto d’Arte di Urbino; del febbraio ’55 è la mostra alla Galleria la Medusa di Roma con sedici dipinti ispirati al circo. È di nuovo alla Medusa, l’anno successivo, che tiene un’altra personale, mentre a Spoleto viene premiato alla IV Mostra Nazionale di Arti Figurative. Nel gennaio 1956 è presente a Palazzo delle Esposizioni di Roma nella mostra allestita per celebrare gli artisti toscani contemporanei.

Nel febbraio 1957

espone a New York, nel ’58 ottiene un ennesimo riconoscimento a Milano, stavolta nella mostra “Giovani pittori italiani”; nel ’59 vince il Premio Agip al Premio Marche, ma questo è l’anno di mostre a Milano, Verona, Torino, Bologna, Roma e, a Verona, nell’ambito della 54.a Rassegna di Arti Figurative. La RAI gli affida inoltre le illustrazioni della pubblicazione del III programma della radio. In questi anni inizia l’attività di arredatore, curando la progettazione e gli interni, che proseguirà fino alla morte. Nel 1960 torna alla Biennale di Venezia, e ottiene il Premio Nazionale Città di Palermo; nel 1961 è di nuovo a Verona, l’anno successivo ancora alla Biennale, ma del 1962 sono anche le personali di Roma, Firenze e Palermo, mentre del 1963 è il Premio del Presidente della Repubblica al Premio Marche e la personale alla Galleria la Salita di Roma. A Firenze, al Maggio Musicale, cura scene e costumi per il primo lavoro teatrale di Arnold Schönberg, Erwartung, poi ripreso anche a Roma nel 1964. Nel 1966, insieme a Ettore Colla, Giuseppe Capogrossi, Lucio Fontana, Leoncillo Leonardi, Seymour Lipton e Victor Pasmore costituisce un gruppo che, raccoltosi presso la Galleria Editalia, dà vita alla rivista Qui arte contemporanea. Nel 1965 ha partecipato in Danimarca all’esposizione Italian Art Today, e intensa è l’attività espositiva in Italia fino a tutto il 1969, quando viene nominato Direttore dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e realizza, tra l’altro, scene e costumi per Egisto Macchi, Walter Zappolini, per il Teatro Eliseo di Roma, nonché ancora per Aurel Millos e il suo Pazzia senile, allestito al Teatro dell’Opera di Roma. Nel 1969 è nominato Direttore dell'Accademia di Belle Arti dell'Aquila. Come scrive Cesare Brandi “ Aveva fatto dell'Accademia dell'Aquila una specie di Parnaso, chiamandovi i nomi più allettanti della letteratura, Arbasino, e della musica Bussotti. Osava accostare gli elementi più pericolosi, quasi come lo zolfo, il carbone e il salnitro. Fece delle miscele tonanti, che riusciva sempre a dominare e a sedare.” Nel giugno 1972, espone alla Galleria Editalia – Qui arte contemporanea di Roma; Nell’aprile 1973 e poi di nuovo nell’agosto dello stesso anno viene sottoposto a due operazioni che lo privano della parola: ha inizio una disperata lotta contro il male che, tuttavia, non lo allontana dalla pittura. Sadun espone alla X Quadriennale d’Arte a Roma e, nel gennaio 1974, alla Galleria Bergamini di Milano. Piero Sadun muore a Siena il 22 novembre 1974. Ha appena compiuto 55 anni.

Piero Sadun Pittore Piero Sadun Pittore
Sadun nel '42 con un gruppo di amici Sadun con Mario Mafai
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Sadun con Lorenzo Borgogni da sx gli Schiavina, Sadun, il fratello Luigi,la sorella Lucia
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Sadun con la madre e Sante Monachesi Sadun con la madre
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